Camino e Abete e la maledizione di Natale.

(di   G.Ciranna)

Photo under CC license by Robert Goodwin  (FLICKR)

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Camino e Abete erano due fratelli alquanto singolari.

Singolari anche e soprattutto perché, all’epoca in cui vissero, erano de facto gli unici fratelli esistenti.

Al primo, primogenito focoso e brillante, anche se bruttino e rinnegato, non era mai andato a genio il secondo: Un bel fusto, orgoglioso delle proprie radici, semplice e di buon cuore, e insopportabilmente piú alto del fratello.

Camino tentava Abete: “Fratello, non stare sempre li piantato ! Usciamo a far baldoria, andiamo a donne !”

Abete  , Pino per gli amici , rispondeva: “E se ci beccano mamma e papá ?”

e Camino lo incalzava: “Ma non preoccuparti ! Sono andati a raccogliere mele, ho come il presentimento che faranno tardi”.

Abete: “ok, ok, peró a donne non ci vengo.Lo sai, c’ho il complesso di non essere molto dotato, sono aghiforme, mica sono come papá io, lui si che c’ha un foglione… é proprio a foglia larga il papá”.

Camino: “Sei proprio una bestia, Abete, la foglia di fico se é per quello ce l’ha anche la mamma.”


“Ti sbagli”- risponde Abete-“la mamma c’ha la voglia di mela”.

Camino: “Lasciamo perdere, che ne pensi se andiamo a ballare?”

Abete: “Niente da fare, lo sai, in pista sono un pó legnoso”.

Camino: “ok, senti, tu stai li a fare il muschio.Io chiamo il serpente e andiamo a fare quattro salti-Faró scintille, vedrai ! “

I genitori, Lui e Lei,  scacciati nel frattempo dal Giardino, potevano finalmente rientrare in casa.

Lei : “Caspita se fa freddo fuori, mi sa che ho preso pure il raffreddore. Ok che é bello sto giardino, ma starci in eterno…”

Lui: “Tu e le tue voglie di mele, non sarai mica un’altra volta incinta ? Ti avverto, io non lo tiro su un’altro di questi cosi:

Guarda quella testa calda di Camino per esempio, se non sta dormendo, sta sempre in salotto a fumare.L’altro che non si decide ad andarsene; a trent’anni ha messo radici in casa, e poi perde sempre le foglie, guarda qui che schifo.”

Lei: “Tale padre, tale foglia! “

Lui: “Se non ti piacevo, non capisco perché mi stavi sempre alle costole,  cioé, alla costola.”

Lei: “Be, non é che avessi molta scelta.Eri l’unico maschio sulla faccia della terra, magari avessi saputo prima che fango d’uomo eri!”

Lui: “Meglio provenire dal fango che discendere dalla scimmia- E che dire di te ? Ci hai fatto pure beccare dal vecchio a rubargli la frutta dal giardino, senza contare il fatto che prima di mangiare quella cacchio di mela, non avrei saputo dire se cucinavi bene o male.Mi era indifferente. Adesso sfortunatamente ne sono cosciente, e cucini da schifo, e la colpa é tua, tua e di quel coso”.

Lei: “Cosa vuoi che ti dica, se non me lo diceva il serpente io non ci avrei pensato mica.Peró quello arriva e mi fa- Cogli il frutto dall’albero ! E io – Ma é proibito ! -Se é proibito, perché Adamo puó avere il suo pomo, e tu no ?- Ho pensato che aveva ragione accidenti, anch’io volevo un pomo, non potevo essere da meno.”

Lui disse- “Sempre a darti arie da prima donna, manco ce l’avessi solo tu”, e mentre riflettava su quest’ultima cazzata che aveva detto, martellava e rimartellava contro una finestra.

“Se non sistemo questi infissi finirá per entrarci l’acqua in casa”- disse per dissimulare Lui – “Questo sistema di irrigazione automatica per il Giardino che ha montato il vecchio non mi convince per niente, va a finire che prima o poi ci viene giú un diluvio.”

Al che si sentí un tuono, e Lui, distrattosi, si diede una martellata sul pollice.

“ahi ! Puttana Eva !!” Esclama Lui…”bell’affare sto pollice prensile”.

Lei: “…e che vorrebbe dire puttana eva?”

Lui: “Non ne ho la piú pallida idea, ma era da quando mi hanno strappato una costola che avevo una irrefrenabile voglia di dirlo.”-

I giorni passavano cosí, senza infamia e senza lode, nella casa appena fuori dal Giardino.I due fratelli crescevano, o per meglio dire, cresceva solo Abete, mentre Camino, probabilmente a causa del fumo, rimaneva sempre della stessa statura.

La madre,  consapevole del fatto che mancava solo qualche millennio all’avvento del Natale, (il primo e originale si intende) ,  decise di mettere la ghirlanda alla porta e adornarare il figlio Abete con graziosi nastrini, palle colorate e uno scintillante puntale.

Camino scherniva il fratello: “Guarda Abete, lo dico per te, cosí sembri proprio ricchione”.

Abete: “Adesso lo dico alla mamma”.

Camino: “E smettila di piagnucolare come un salice ! Sei proprio ricchione !”

Abete: “Sei geloso perché io sono alto e bello, e tu sei basso, grigio e puzzi pure.”

Camino: “Ecco bravo, tu sei bello profumato invece, giusto l’arbre magique potevi fare”. “Senti ma perché non andiamo a fare un pupazzo di neve?”

Abete: “Si, cosí poi mi spezzi un ramo per fargli le braccia, ti conosco sai…”

Camino: “E allora andiamo a tirare le palle di neve al vecchio…”

Abete: “No, la mamma mi ha detto di star qui a reggermi le palle fino a quando non arriva Natale, e poi ho un gran freddo.”

Camino: “Che palle!” disse borbottando- “Senti, mi é venuta un’idea, perché non vieni qui vicino a riscaldarti…”

Abete: “Grazie, sei gentile”.

Camino: “Prego, non c’é di che, avvicinati un pó di pìú.Di piú.Di piú….ecco!”

Abete: ” Ahi, ma che fai ?, brucio ! Brucioooooooooooo!

Camino: “Ah-ah-ah-ah ! ti stronco povero tronco ! Altro che Abete , ebete dovevano chiamarti. Ah-ah-ah-ah-ah”

E cosí , morendo, tra fumo e scoppiettii,  Abete lanció al fratello e alla sua discendenza la propria maledizione:

” Ogni anno, all’arrivo del Natale, possa un vecchio panzone introdursi nelle tue cavitá con il suo enorme pacco, io staró li a guardarti.”

E cosí fu. O cosí pare.

 

Giuseppe F. Ciranna © 2010

 


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