Gioca con le infanti, e lascia stare i santi.

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Ovvero, Il t(ri)onfo popolare della figura “da’ picciridda”.

Il potente bramoso della giovinetta, i magistrati milanesi e l’inquisitore romano, le cortigiane orgiastiche e le sacerdotesse corruttrici, il santo carcere e il prelievo dalla questura, il martirio ed infine il miracolo: Sono solo alcuni fra gli elementi ed i protagonisti ricorrenti di due vicende che si richiamano l’una con l’altra a distanza di quasi un millennio, un parallelismo, quello che mi accingo a esporre, che mi costerà un probabile esilio a vita dalla mia città natale, ma che non posso tacere altrimenti.

 

 

 

Al divampare della penosa (aggettivo quanto mai calzante) vicenda “Ruby” sui media nazionali, e della reazione della pubblica opinione (di qui in avanti per brevità “volgo”) ebbi una sensazione netta di déjà vu: “Notizia vecchia”- pensai, ed in effetti non si trattava del primo scandalo sessuale con protagonista un politico al quale abbiamo avuto il voyeuristico piacere di assistere.

La somiglianza tra questa storia ed un’altra, nota ai miei ex concittadini da millenni, era lampante, ma tant’è, lontano come sono dai luoghi che mi hanno dato i natali (e diversi capodanni) mi ci è voluta una illuminazione vera e propria per notare la bizzarra corrispondenza tra le due trame e le due dame:

Alcuni giorni fa, infatti,  mentre passeggiavo nei dintorni di Gracia- peculiare barrio barcellonese- mi accorgo di percorrere quella che l’apposita placca (foto) indica come “carrer de Santa Agata, Catania, 251- Martir “.martir“Cazzo”-penso, malcelando a me stesso un miserabile senso di orgoglio catanese (“di mentalità”, come si dice adesso) “…Pure qua mi perseguita sant’Agata”. Poi però, rifletto : “Pensa a quanta strada ha fatto questa ragazzina per arrivare dalle pendici del Mongibello, attraverso il mare, i secoli e due o tre rivoluzioni, fino qua,  in Spagna, a guadagnarsi il nome di una animata via della graziosa Gracia, dove l’unica altra giovane italiana conosciuta è Sabrina (Sabrina Salerno cioè, nota nella penisola iberica come Sabrina punto, e riconosciuta come avanguardista per aver regalato il primo “quasi topless” televisivo visto nella Spagna post franchista, quello iconico del bikini trasparente del video di Boys).

“Insomma-” continuo la mia riflessione, “-quante donne italiane possono vantarsi di avere avuto tanta popolarità senza neanche poter contare sulle tette ?”. Non me ne venne in mente neanche una (si, ammetto di aver pensato a Rita Levi’s Montalcini, ma non conta), ed è normale,  perchè la giovane Agata meglio detta ” a Picciridda” come “la sappiamo sentire” a Catania, fu protagonista di una storia cruenta, tragica, erotica ed eroica che ha attraversato secoli, popoli e dogane; un conflitto che la vide sola contro il potere rappresentato dall’inquisitore e proconsole romano Quinziano, di lei invaghitosi, il quale tentò in tutti i modi di corromperne le carni e  la fede cristiana , fino a decretarne il martirio e quindi la morte. La catanese si mostrò stoica innanzi alle pressioni e alle pulsioni del potente: Resistette al carcere e alle minacce, al fuoco e ai ferri dell’inquisitore pagano, e “preservando l’onore e la confessione” compì l’unico miracolo documentato tra i vari che le si attribuiscono: provocò l’insurrezione popolare dei catanesi contro una ingiustizia.

La sommossa causata dall’indignazione per il martirio e la morte della giovane provocò la fuga di Quinziano, che dal canto suo era orgiastico, dionisiaco, e prepotente non meno di qualunque altro catanese dell’epoca, ma anche insopportabilmente Romano.

Il volgo dunque, non meno profittatore del proconsole, si spinse li dove il proconsole non era potuto arrivare, prese possesso delle carni ancora calde della giovinetta e ne fece hic et nunc reliquie, come oggi fa della (ex) infedele Ruby la deprecabile entreneuse dell’insaziabile Sultano, la sfacciata ricattatrice extracomunitaria. Eppure, stai a vedere che anche questa di “picciridda”, attraverso il proprio martirio di vita, non ci fa scappare involontariamente il tanto atteso miracolo italiano:

Il sultano la brama, e vuole farla sua. Che lui ne sia cosciente o no è cosa rilevante solo ai sensi di legge, ma lei è ancora minorenne, e la cosa ha importanza per lei. Alle sue spalle Ruby non ha una incrollabile fede, ma Emilio Fede, artatamente incrollabile; e in questo rito pagano che non è certamente per lei di iniziazione, e in questo scenario, la villa di Arcore, che già vide nella sua storia, come giustamente dice Augias, “altre infelici minorenni”, la nostra infante fa la sua comparsata nel ruolo di “culo”, e offre al volgo, in differita intercettata, il proprio martirio. Non conosco altro che spazzatura televisiva e giornalistica su questa ragazza, ma a quanto pare nella vita ci è stata infilata a forza : “da grande sognavo di fare il carabiniere”, pare abbia detto a un sogghignante Berlusconi. A differenza della Santa “Aituzza” luce degli occhi dei catanesi, patrizia, diaconessa e possidente, la marocchina è  tanto “figlia di nessuno”, da poter essere anche spacciata (a suo rischio e pericolo visti i tempi) per “nipote di Mubarak”.

Il resto lo sappiamo già, né è mia intenzione indugiare sui pruriginosi particolari dei bunga bunga altrui, chi è privo di peccati scagli la prima pietra (preziosa).Ruby non sarà mai Santa, perchè l’ultima mignotta elevata al rango di santa, Maddalena, lo fu in virtù della propria partecipazione all’evento di una resurrezione celestiale eccellente, cosa che non avviene tutti i giorni. Ruby tutt’al più avrà presenziato a qualche erezione presidenziale decadente, e per quanto il volgo abbia spesso confuso l’immagine del Leader carismatico italiano con quella di un Gesù compagnone che racconta le barzellette mentre viene crocifisso dalla magistratura comunista, il confronto non regge.

Il fatto interessante è che il volgo adesso è tutto acceso dal sacro fuoco dell’indignazione: il motore di attrazione esercitato dall’ argomento “sesso con minorenne” l’ha destato de quella infinita, perfetta letargia indotta dalla fabula della libertà. E il popolo adesso insorge, almeno a parole, contro gli scandalosi costumi del re, più che mai nudo. Il pretesto è lo scandalo del sesso anale di gruppo con minorenne, lo sfruttamento della prostituzione. Da una parte i cortigiani propongono senza troppa convinzione un “che giochi con le infanti, se lascia stare i Santi”. Dall’altra parte della barricata, ci si appella di nuovo alla chiesa, al rigore, si tira fuori addirittura la questione morale, ingurgitando le patatine di Rocco Siffredi tra un plastico di vespa con omicidio e una chiappa di velina. Vale tutto a questo punto: Perchè in fin dei conti la ragione di fondo è che gli italiani sono stanchi di se stessi quanto delle nudità del proprio re :  d’altra parte in Italia non si può aspirare ad un ventennio di potere pressoché assoluto senza finire in Piazzale Loreto, o in un’aula bunker ad ascoltare il proprio nome uscire dalla bocca di un pentito a volto coperto: come si dice in Spagna, “a cada cerdo le llega su S.Martìn”.

Oggi si festeggia per le strade di Catania “a piciridda”, e i cittadini sono “tutti devoti tutti”. Chissà che a breve gli italiani non possano festeggiare il sacrificio liberatorio di un’altra infante, la piccola magrebina che fece vacillare il potere a costo della propria dignità e cinque milioni di euro. Se verrà santificata, e mi concedo la battuta, lo sarà certamente “a posteriori”.

Giuseppe Ciranna © 2011

 


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